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18 giugno 2010

Sabato 12 giugno, ore 8 circa: qui da noi, è una mattina di pioggia.

Quella pioggia battente e noiosa che ti fa pensare: vivo nella parte sbagliata della Nazione!

Abbiamo spento i caloriferi solo tre o quattro settimane fa, ma dell’estate non ci sono nuove.

Qualche giorno caldo si alterna ad altri da giacchetta antivento sempre pronta.

E pensi: non c’è giustizia! Qualcuno si fa il bagno al mare e qualcun altro va a nuoto a comprare il giornale!

Non batte bene questo sabato mattina, una giornata che si annuncia odiosetta.

La radio va, mentre sorseggio tè e mangio yogurt e cereali, come sempre quando è – o dovrebbe essere – estate e io passo alla dieta estiva inseguendo una forma fisica che non ho più, ma che è il mio limite personale nella visione della vita.

Ognuno, quanto a limiti, ha i suoi.

Ascolto la radio, tra una chiacchiera e l’altra che scambio con mio marito come in ogni mattina di questi quasi quarant’anni di vita insieme, un rito, perché è quel momento della giornata senz’altro insieme, da sempre.

Un ascolto distratto delle notizie del radiogiornale: i mondiali di calcio, il mafioso fintopovero, il razzista pericoloso, ma niente marea nera in un giorno di week end con le famiglie di mezza Italia, quella dove io non vivo, al mare.

Mi scoccia un po’ questo tamtam di cronaca nera, sembriamo uno Stato di mafiosi o di razzisti e penso tra me: grazie Mammarai!

Stacco musicale ed inizia “Blackout” .

Ecco il monologo introduttivo

In tempi in cui tutti si credono satirici, ma forse sono solo satiri, il conduttore del programma riesce sempre a conservare eleganza, arguzia, spirito di satira, appunto.

Mi piace.

Ma che dice?

Parla di soldi, di compensi a puntata dei conduttori di programmi RAI, quelli che si producono con i soldi del canone pagato dagli utenti, cioè i nostri soldi. Anche i miei.

Il conduttore ha deciso di palesare il  suo guiderdone, corrispondente alla centesima parte di quello di Fiorello.

E poiché ignoro quanto percepisca Fiorello per una sola delle sue apparizioni, ma immagino che superi il solito milioncino, mi faccio particolarmente attenta.

Il presentarore protesta per quella sua centesima parte di retribuzione, solo l’1%!, per un’attività di alta professionalità di uno che ha studiato moltissimo, si è laureato, ha superato un durissimo concorso e da venti anni non vede il becco di un miglioramento economico.

Non so se il dottor Vaime che conduce il programma, leggerà mai queste mie parole, ma se  dovesse  capitargli di farlo, converrà che ho riportato lo spirito del suo lamento e che spero che comprenda il mio.

In un tempo di vacche magre, tutti potremmo rinunciare ai cioccolatini, ma alla pagnotta no.

Anch’io, per parte mia, ho studiato moltissimo, anch’io ho superato brillantemente esami e concorsi, anch’io ho visto sempre apprezzata la mia alta professionalità, ma non credo di poter mai raggiungere in tutta la mia vita neanche l’1% della retribuzione annuale delle Coscelunghe e Reggiseniabalconcino (se indossati!) che spopolano alla TV.

E non che non sia stata in altra età bella… o simpatica…

Ma ai miei tempi, e anche adesso, qualche stupido sosteneva e continua a pensarlo, che l’insegnamento era una missione, un po’ come se l’insegnante fosse un bonzo che deve vivere di carità.

E gli insegnanti sono molti… come retribuirli in modo corretto?

E molti di loro sono ignoranti, qualcuno violento, qualcun altro pedofilo…

Già…

Ma il gran numero di persone coscienziose che tutte le mattine si alzano e arrivano puntuali a scuola e fanno più che diligentemente il loro lavoro e negli anni si fanno carico di educare i Nuovi Cervelli della Nazione, quelli che una volta laureati scappano all’estero – e su questa emorragia piangiamo, poi, disperati – dove li mettiamo?

Cosa percepiscono per ogni apparizione alla cattedra, ogni giorno?

Neanche un paio di decimi, in tutta la loro vita, di una sola apparizione di Fiorello in TV.

Per non parlare di tutti gli altri, quelli che non vorremmo tra i nostri parenti e amici e che da uno schermo televisivo pontificano su come dovremmo essere e ancora, per fortuna, non siamo.

Panem et circenses! si chiedeva nell’antica Roma.

Anche adesso, a quanto pare…

Per l’esperienza personale ho pensato solo agli insegnanti.

Ma tutti coloro che leggono, appartengono, per quanto li riguarda, ad una categoria di prestatori d’opera e di ingegno in questa Repubblica fondata non sulle banane, ma sul lavoro, persone normali che di certo rifletteranno sulle loro vite.

Persone miti, che chiedono rispetto e una “giusta mercede”, come diceva già agli inizi del secolo scorso, Leone XIII.

Perché se non c’è rispetto, cosa governa i rapporti tra gli esseri umani?

Ah, … dimenticavo … :  anche se Fiorello guadagna almeno un milioncino ad “apparizione” e anche se  il dottor Vaime, per la centesima parte di un milioncino, “appare” due volte alla settimana in radio guadagnando almeno un paio di decine di migliaia di dobloncini a settimana, che si sappia, a fine del mio intervento, che questa mia “apparizione” è gratuita e gentilmente concessa dal “padrone del bar” che si chiama Luca, quel giovanotto alto, là in fondo, che sta sorridendo… E  mi raccomando: che nessuno, poi, ci richieda scontrini fiscali, perchè nessuno ha dato niente a nessun altro.

(Per chi, infine, ne avesse la curiosità:  so per certo che  la Madonna a Medjugorie appare gratis).