Racconti
La lista nera
13 marzo 2009
Chi mi conosce, come si usa dire adesso (e spesso a sproposito) “dal vivo” - per mia fortuna! - non può negare.
Io sono un’anziana signora, come comunemente si dice “ben tenuta”, nel senso che cerco di arginare l’inclemenza degli anni che passano, “tenendomi su”, per quanto posso, senza strafare, giocando fino a quanto è corretto e mai su quanto può essere audace.
E’ la mia indole e ho fatto mio il consiglio che le donne della mia famiglia da sempre si passano: “Sii elegante, non essere sfacciata”, cosa che, tradotta in parole povere, sottintende un’altra regola di comportamento: “Ciò che è elegante non è vistoso” e, quindi, si fa notare proprio per l’elegante sobrietà.
Sarà stata l’educazione, sarà il carattere oppure la mia professione, rifuggo dal mettermi in mostra, cerco di farmi apprezzare per quello che valgo e lascio intendere, più che vendere il fumo di un arrosto che non sono.
Mi è sempre andata bene questa regola ed ho inseguito e ricercato per tutta la vita l’aurea mediocritas, che, sia detto una volta per tutte, anche per coloro che, purtroppo per loro, non hanno avuto la fortuna di studiare a scuola il latino, non è la mediocrità, che non potrebbe certo essere aurea, ma è il giusto mezzo, l’equilibrio, la capacità di conservare l’equidistanza, la serena capacità di agire, giudicare e comportarsi senza trascendere, senza travalicare il buongusto e il rispetto di sé e degli altri.
Potrei essere una nonna, se i tempi non fossero quelli che sono, caratterizzati da tempi lunghi per quella generazione di figli trentenni e un po’ di più che stanno ancora cercando se stessi, che vogliono prima essere sicuri di tutto, che inseguono la chimera di una perfezione che non esiste, non riuscendo ad assimilare l’idea dell’impegno affettivo a lunga scadenza, spesso faticoso, ma appagante sulla distanza e su cui si fonda l’esistenza in vita per quasi tutti costoro che genitori impegnati e intraprendenti hanno invece avuto.
Ma, come ben sappiamo, ogni generazione paga il pedaggio al suo tempo e credo che alla fine non possa essere che così.
Anch’io, infatti, devo un tributo alla mia generazione e a quel modo di pensare che, per esempio, aveva sottovalutato le tecnologie moderne, snobbandole e preferendo altri sistemi di comunicazione e conoscenza, credendo che fossero cosa accessoria e non sostanziale, moda del momento e non step di progresso collettivo.
Mi è successo così che ad un certo punto della mia vita ho capito che con tutto il mio sapere di cose antiche stavo perdendo il presente e mi tagliavo fuori dal futuro.
Con la fede del neofita mi sono buttata a fare l’autodidatta in questo mondo cibernetico che corre e misura il tempo in nanosecondi mentre ero abituata a ragionare di secoli e di millenni.
L’adattamento è stato difficile e mi porto appresso un’ignoranza abissale su possibilità e risoluzioni operative che cerco di farmi spiegare qua e là, carpendo segreti ai ragazzetti e sentendomi come l’apprendista di buona memoria che cercava di ferrarsi nel mestiere scoprendone i segreti e osservando l’agire del mastro artigiano.
Spesso commetto errori, spesso mi scoraggio davanti al muro di ciò che non solo non so, ma per cui mi pare di non avere categorie mentali per capire.
Mi arrabatto.
Galleggio spesso a corpo morto, ma scopro, consolandomi, che è un male comune tra chi ha la mia età.
Dopo un periodo di incertezze di salute che mi hanno costretto ad una vita ritirata e solitaria, ho scoperto la possibilità di scambiare mail con amici. Mi affascina la possibilità di comunicare in tempo reale e contesto i miei coetanei che sostengono che sia meglio telefonare, perché telefonare è un’altra cosa.
Nelle mail di chi ha la mia età c’è il fascino dello scriversi, del pensare, del riflettere, del rendersi conto che la mail è una lettera, cioè un po’ di te, di me, di noi che arriva all’altro e resta scritto per un attimo o per sempre, ma ciò non è importante, perché questo è il modo di scrivere ora, in questo tempo, in questa parte di mondo che viaggia quasi alla velocità del pensiero.
Bellissimo.
E col furore di tutti i neofiti ho scoperto i blog, le chat, i siti, la vita di internet.
I miei sessant’anni, la mia vita precedente e la realtà in cui sono radicata mi proteggono dalla stupidità e dagli imbecilli, regalandomi il piacere di essere diventata una scrittrice che ha lettori che non mi conoscono, ma mi apprezzano, mi contattano, ci tengono a comunicare con me.
Anche per me è lo stesso e confesso che mi pare che mi manchi qualcosa nei giorni in cui sono lontana da casa, dal mio studio e dal mio computer che ha dentro di sè idee, persone, amici con cui mi sento quotidianamente.
Ieri, 24 febbraio 2009, all’incirca verso mezzogiorno ho capito quale potrebbe essere il guaio che aspetta questa società tecnologica; infatti il blackout mondiale di gmail e il conseguente panico internautico mi ha scaraventata nel limbo silenzioso del “prima” che tutto ciò che viviamo fosse possibile.
Sandra non risponde alla mia richiesta di parere su una poesia che ho scritto e che, come sempre, le ho fatto leggere in anteprima.
Laura non mi può spiegare perché l’aggiornamento di firefox3, non riconoscendomi come administrator, non si istalla.
Nicasia non mi invia le sue cosette ridicole da Palermo, mentre è in ufficio e fa la Dottoressa finta- seria al suo tavolo di lavoro.
Alberto non c’è e non è possibile che sia così, perché a qualsiasi mia mail risponde sempre, perché sa che sono sola e col computer sempre acceso.
Aiuto!
Come faccio?
Clicco e riclicco, ma gmail è in panne e la pagina di posta è lì, ferma, immobile come in un film di fantascienza sul day after.
Per mia fortuna mi ricordo di avere un account su libero.it che per motivi diversi non uso mai e decido di ricorrere a quello per lanciare la grida che è qui che sono, se vogliono parlarmi.
Non so come mai, ma nella mia ignoranza crassa devo essermi iscritta nei mesi passati ad uno dei blog di questo sito o alla community o a qualcosa d’altro ancora oppure deve esserci un pannello di controllo da cui è possibile vedere che dopo mesi il mio account è operativo.
Non so proprio quale diavoleria ieri si sia messa a funzionare, ma oggi ricontrollando su quel sito la mia posta per vedere se qualcuno mi avesse lasciato messaggi a seguito del mio smarrimento da blackout di ieri, ho trovato nella rete un pescemorto a caccia di avventura.
C’è un messaggio per me:
“Ciao, sono il tuo Mister X, di Milano, cinquantaseienne, coniugato, piacevole colto e passionale. Sono qui per conoscere una donna anticonformista, uno spirito libero, alla quale dedicare attenzione e con la quale creare gradualmente un’amicizia sincera e confidenziale, ma non neutra, poiché non credo alla neutralità.
Ti auguro buona giornata. ”
Segue una mail che a fatica mi trattengo dal pubblicare, con tanto di “chiocciola” scritto in lettere, come se la destinataria del messaggio fosse cretina o alle primissime armi computeristiche. Perfino più alle prime armi di me.
Carneade, mi chiedo, chi è costui?
Chi sarà mai quest’uomo coniugato, piacevolmente passionale e per di più colto che va cercando una donna dotata di spirito libero, disposta a creare con lui un’amicizia sincera, confidenziale, ma non neutra, perché lui non ci crede, alla neutralità, s’intende.
Ovvio: l’amico è belligerante, pronto al combattimento, all’incontro - scontro, al corpo a corpo e per di più “anticonformista”.
E chi sarà?
Un lottatore di sumo?
Caspita!
Ma c’è veramente ancora qualcuna che non sa leggere i giornali, guardare la televisione, sentire la radio? Che ignora i bollettini di guerra della cronaca nera? Che si affida a simili annunci per incontrare qualcun altro?
Quale donna libera di pensiero si affiderebbe ad uno che a 56 anni suonati, piacevolmente acculturato e passionalmente coniugato, cerca avventura?
Ma noi donne siamo così stupide e disperate?
Io, ne sono sicura, non lo sono.
Non lo sono ora, non lo sono mai stata e, se la demenza senile non mi cattura, non lo sarò mai.
Ma sono ignorante di fatto di web e con leggerezza cerco di aggirarmi nel sito cercando di capire cosa posso aver fatto per far pensare ad un qualsiasi Mister X che il suo messaggio avrebbe potuto essere preso in considerazione da una come me e, come spero, come tante.
Ed ecco, forse, la spiegazione dell’arcano: mi era stato chiesto qualche anno fa di stilare un profilo per registrarmi ed io mi ero limitata solo a precisare l’età, la regione e la città, perché richiesto.
Forse il lottatore di sumo, a caccia di vecchiette, navigando tra i profili, mi avrà ritenuta una conterranea anziana, ma non troppo, papabile per la circonvenzione.
Il sito prevede, a soluzione del fastidio, una possibilità: LA LISTA NERA!.
Un elenco, credo, in cui finiscono coloro da cui non si desidera essere contattati.
Ho scritto, ho cliccato, ho provveduto.
Spero.
Spero di aver fatto tutto a regola, perché il guaio è che mi resta sempre il dubbio, quando spicco voli cibernetici, di essere riuscita a far le cose perbenino.
Questa volta, per sicurezza, ho ripetuto due volte il procedimento per piazzare il caro Piacevole nella famigerata lista nera e alla seconda volta un bell’avviso scandalizzato si è subito acceso sotto i miei occhi: Mister X è GIA’ nella tua lista nera!
Se va bene, ormai costui, piacevolmente passionale, è nero come uno spazzacamino.
Nera anch’io, perché ci sono tanti poveri diavoli che nell’anonimato si fingono cherubini.
Chi ci difende da costoro? E’ ancora sufficiente la sana educazione puritana che impartivano le nostre mamme?
p. s. : Mister X è un appellativo inventato da me.
Occhio!!!: a chi desidera avviare una piacevole corrispondenza con il desso, posso fornire le generalità vere…!!!