Favole e
Racconti per ragazzi


Racconti


Poesie e Pensieri


Haiku


Una finestra sul lago

Racconti

Incontri
9 aprile 2010

Nell’area di sosta lungo l’autostrada la giovane donna chiede la carità.

Si avvicina alle auto che si fermano  davanti  al bar.

Ha un fare dimesso, veste in modo sobrio, non sembra trascinarsi appresso lo squallore e l’angoscia di chi è costretto a elemosinare.

Tutti vanno di fretta nell’ora di punta del trasferimento serale verso casa, pochi le prestano attenzione, non sembrano accorgersi della ragazza che non desiste.

Si avvicina anche a me che ho appena parcheggiato e desidero bere un tè, perché la giornata è stata impegnativa e mi serve una pausa e una bevanda calda prima di tirare dritto fino a casa.

“Signora, mi scusi, può darmi cinquanta centesimi?”.

La osservo e mille pensieri mi corrono nella mente: se fossi io? se fosse mia figlia? chi è? da dove viene? perché deve elemosinare? sarà una delle tante persone che tagliano i ponti con la famiglia con la vita di tutti i giorni, con la normalità?

Potrei affondare la mano nella tasca, pescare i cinquanta  centesimi, darglieli e non pensarci più, ma proprio quel suo modo di fare discreto mi colpisce e non riesco a non chiederle: “A cosa ti servono?

La risposta è gentile ed assurda insieme: “Devo fare benzina, non ho più soldi e voglio tornare a casa. Non so come fare.”

Le chiedo dove deve andare.

Quanti cinquanta centesimi, penso, deve chiedere per riuscire a mettere insieme gli almeno dieci euro di benzina che la separano dalla sua probabile meta?

Eppure mi sembra una spiegazione sciocca.

Perché non telefonare a casa? Perché non farsi venire a prendere? Non ha nessuno che la possa soccorrere?

Le chiedo di attendere, perché non ho spiccioli.

Entro nel bar, bevo il tè. Ho le monete.

Mi aspetta.

Non riesco a liquidarla consegnandole semplicemente quanto mi ha domandato.

“Con cinquanta centesimi alla volta tirerai notte fonda”, dico.

“Non oso chiedere di più e lo chiedo solo alle donne. Poco fa un tizio mi ha proposto molti più soldi in cambio di qualcosa d’altro. Io voglio solo tornare a casa”.

La guardo negli occhi.

Stanchezza, tristezza, sconfitta, dolore.

Forse mi sta ingannando.

Ma chi sono io per negarle una possibilità?

“Dov’è la tua macchina?”

Mi indica una Panda verde e sgangherata.

“Che ne dici se ti faccio la benzina necessaria?

Incredibilmente, per me, accetta.

“Sei sulla mia strada, andiamo nella stessa direzione”.

“Andiamo a casa, allora”.

Mi sorride, le luccicano gli occhi. Io ho un groppo in gola.

Sale sulla sua macchina, io salgo sulla mia.

Mi precede e mi sembra che abbia anche una guida prudente.

Cento chilometri più avanti, al casello di … mette la freccia ed esce.

Se ne va, verso casa, forse.

Anzi, sicuramente.