Poesie e Pensieri
Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?
18 dicembre 2008
“Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?”
Fino a che punto, Catilina, dovremo sopportarti?
Così gridava Cicerone nel senato romano, dando sfogo a tutta la sua veemenza e al risentimento nei confronti di Lucio Sergio Catilina, il bello e dannato di quel tempo che, fregandosene dei suoi nobili natali, del senso dello Stato e della gloria di Roma, cercava di tirare l’acqua sicuramente al suo mulino, forse a quello del popolo, ma, di fatto, congiurava e per il proprio interesse cercava di mandare a gambe all’aria tutto ciò per cui i Romani avevano combattuto fino ad allora per circa settecento bellicosissimi anni di storia patria.
Certo, Roma perseguiva una politica propria, era imperialista, conquistava, imponeva, ma se non ci fossero stati i Romani, se non fosse nato il loro senso di universalità, zapperemmo ancora un campicello, forse incatenati sotto il giogo di qualcun altro, perché, come sappiamo, il tempo nella storia ha un respiro lunghissimo e due/tremila anni storicamente equivalgono ad un aprire e chiudere di porta.
Sappiamo anche, quasi tutti, come andò a finire: Catilina ci rimise le penne e tutto continuò secondo copione.
“Quasi” tutti lo sappiamo.
Molto, della storia, di Roma e non solo di quella, è stata cancellata dalla possibile memoria degli italiani, figli di un’epoca che, volendo appunto essere vicina al popolo, li ha condannati all’ignoranza di fatti ed insegnamenti, regalando, per compensazione, insane televisività, convincendoli che il nuovo avanza e tutto ciò che è passato è pattume da discarica.
Fino a che punto, Catilina, tanti quanti siete, abuserete della nostra pazienza?.
Già… fino a che punto?
Fino a che punto sopporteremo i nuovi Catilina che avanzano?
E non rifiuteremo?
Ci condanneremo alla maleducazione?
All’egoismo? Al sopruso? Alla deroga? Alla noia? All’ovvio? Al degrado? All’imbroglio? Al vuoto?
Al niente?
Non c’è nessun rimedio?
Quel volgo disperso che era uscito “dagli atrii fumosi, dai fori cadenti” di manzoniana memoria, ha deciso di ritornare agli stessi luoghi, inebriato da ben altro genere di fumi?
Comincio a capire Cassandra e non l’invidio per nulla.
Proni, ci adattiamo a subire.
Rassegnàti.
Qualche capopopolo fessacchiotto, ogni giorno, si alza e dice la sua: appellandosi a ricette astruse, ci invita ad essere tolleranti, a non giudicare, ritorcendoci contro una massima che ha ben altro senso morale e ben altro significato intrinseco.
Fa ridere che generalmente sono proprio costoro che, ignorandone e disprezzandone o addirittura abiurandone il vero contesto, ne fanno un uso scempiato e spropositato.
Tolleranza uguale sopportazione.
Dovremmo sopportare gli imbecilli, i prepotenti, i sopraffattori, i delinquenti e chi protegge tutti costoro con un comportamento vigliacco e suadente, perché, in nome della faccenda becera che siamo tutti quasi-uguali e pseudo-fratelli, il primo Caligola che vuole imporci il suo cavallo come senatore deve essere fraternamente accettato nella sua “novità” e per i suoi comportamenti “nuovi”.
Ma chi l’ha detto?
In nome di cosa?
Per piacere, riprendiamoci il buon senso comune, il rispetto di noi stessi e dell’intelligenza collettiva e popolare.
Alziamoci e diciamo a voce alta e a chiare lettere che la verità non è democratica.
La verità è verità.
Punto e basta.
Non è che mettendoci tutti d’accordo che la Terra è un cubo e votando la cosa all’unanimità, una sfera un po’ oblunga verso i poli possa cambiare forma fisica.
Dovremmo almeno pensare che tutte le sfere sono cubi e tutti i cubi sfere, cambiare il nome alle cose, fare una rivoluzione.
Siamo disposti a combattere per una simile scemenza?
Basta, Catilina! Quanti voi siate…
Non abusate della nostra pazienza.
Ne abbiamo fatto il pieno.
Vogliamo poche cose chiare, da adesso in avanti.
Che le stupidate abbiano il loro nome: stupidate.
Che ciò che è bello, valido, universalmente buono e vero sia riconosciuto per ciò che è.
Non atteggiatevi a nuovi tiranni.
Non ne possiamo più.
Quando comincia, come per il vero Catilina, la vostra fuga?