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Moralità
12 ottobre 2008

Giorni cupi questi che stiamo vivendo…
Le borse mondiali crollano, i grandi patrimoni si polverizzano, i risparmi di una vita vanno in fumo.
La minaccia che si profila all’orizzonte e che si sta avvicinando calzando gli stivali delle sette leghe è la recessione mondiale: i poveri diventano sempre più poveri, molti ricchi precipitano dal loro castello di carte mentre qualcuno, aggrappato ad un salvagente inatteso, si pone in salvo e spera in giorni migliori.
Si grida all’inganno, si parla di sopruso, si discute di etica, di morale, di moralità.
Mi piace questo generale appello alla moralità.
In un’epoca in cui sono caduti tutti i tabù, in cui ci si vanta di non credere in niente, in cui l’individuo è re e sovrano di quella repubblica che è lui stesso, ci si va appellando alla moralità.
La solita burla della moralità laica.
Come se tutti gli uomini e le donne non fossero per sé stessi di fatto e normalmente laici in quell’eterno equivoco della contrapposizione fasulla e bramosa di diversificazione.
Moralità, quindi.
E non la moralità per i comportamenti comuni, ma per regolare l’agire relativo all’uso del denaro o, meglio, dei rapporti che il guadagno, il soldo volgarmente detto, deve adottare.
Sta avanzando l’idea di guadagnare sì, ma non troppo e della ovvia necessità di porre, almeno in questo caso, limiti.
Come dire che il denaro deve soggiacere ad una legge morale, quando la moralità della persona è emigrata altrove, in uno spazio che è avulso dalla realtà in cui l’uomo vive tutti giorni e gestisce i suoi normali rapporti con gli altri.
Ci si appella alla moralità in un mondo non immorale, ma amorale fino a ieri, fino ad oggi, fino a domani. Dopodomani chissà…
È cos’è poi questa nuova moralità? quali principi la dovrebbero sostenere?
Non più l’homo homini lupus, ma il volemose bene.
Ci si va rendendo conto che da soli, cavalcando il proprio smisurato vaneggiamento di benessere ci si incarta ed incartapecorisce in un altrettanto smisurato egoismo che porta ad un male generale così grande che nel passato portava alle rivoluzioni e ai tempi nostri al crollo di imperi finanziari e all’impoverimento di tutti. E poi?
Ecco allora l’invocazione di un’altra parola magica: solidarietà.
Scoperta or ora, come se fosse una cosa nuova, mai sentita prima, questa è la base della morale e della moralità anche finanziaria: aiuta il prossimo tuo, non fare all’altro ciò che non vorresti che fosse fatto a te.
Semplice, vero?
Eppure molti definiscono ricordare e riconoscere tutto ciò come un inutile attaccamento alla bigotteria, assolutamente fuori moda, come se tutto il pensiero e i comportamenti occidentali non  traessero le proprie origini da quella “nuova” filosofia di vita, lontana di duemila anni e rimossa dalla memoria e dalle coscienze dei più.
Adesso ce ne ricordiamo.
Per quanto a lungo non so, ma mi diverte questo gran parlare di principi etici e morali in un mondo che di morale non ha nulla e il comportamento del caimano è quello comune.