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Una finestra sul lago

Favole e Racconti per ragazzi

L'erba voglio non cresce neanche
nel giardino del re
9 maggio 2008

C’era una volta una bambina di nome Cocca.
Un nome un po’ strano, direte voi.
In effetti il suo nome era Carla, ma era la piccolina di famiglia, tutti le volevano bene ed era l’amore di tutti, perciò tutti la chiamavano Cocca.
Era una bella bimba di sette anni con i capelli neri raccolti in due trecce fermate da fiocchi bianchi, gli occhi verdi e vivaci e labbra rosse sempre pronte a sorridere.
Era una ragazzina educata, di buon carattere, e socievole.
Frequentava la seconda elementare ed era amica di tutti.
La sua vita era ritmata dall’andare a scuola, fare i compiti, studiare per il giorno dopo ed
esercitarsi per le lezioni di canto.
Due volte la settimana, infatti, si recava a casa della signorina Giulia, anziana insegnante del Conservatorio e ormai in pensione, che dirigeva con passione il coro della parrocchia e seguiva le allieve più dotate perché riuscissero meglio negli assolo in cui spesso le impegnava.
Cocca viveva in un paese piccolino, senza particolari problemi e quindi andava da sola a scuola e anche dalla signorina Giulia, sapendo bene la sua mamma che la bimba non correva alcun pericolo.
Ma un giorno tutto cambiò.
Martino e Giovanni, due ragazzetti di quinta, sempre soli quando erano a casa, perché i loro genitori, come tutti i genitori del mondo, lavoravano e tornavano a casa solo a sera, invece di trascorrere il pomeriggio leggendo, giocando giochi tranquilli, studiando e facendo i compiti, come dovrebbero fare i bambini bravi, guardavano programmi televisivi, soprattutto quelli in cui la violenza, le scazzottate e la cattiveria dominavano alla grande.
Si misero perciò d’accordo di fare i cattivi anche loro, convinti che i cattivi potevano tutto, che erano persone importanti e rispettate.
La stupidaggine suggerì loro di diventare prepotenti e pensarono di esercitarsi sui bambini più piccoli che secondo loro erano meno forti e meno pronti a difendersi.
Pensarono così di pretendere merendine, giocattoli e perfino i soldini delle mancette settimanali dai malcapitati che venivano minacciati di pizzicotti e schiaffoni se non avessero accontentato i due birbanti.
La loro carriera di cattivi proseguiva, perché tutti i piccoletti, impauriti, tenevano ben nascosta la loro paura, fino a quando Martino e Giovanni non pensarono di attendere per strada Cocca che andava alle sue lezioni di canto e mentre uno le tirava le trecce, l’altro chiedeva, voleva, pretendeva cioccolatini e caramelle per l’intervallo della merenda a scuola.
Cocca si spaventò, come era naturale davanti ad una simile cattiveria, ma subito, appena tornata a casa, il coraggio e la fiducia in se stessa la spinsero a raccontare tutto alla mamma che il giorno dopo accompagnò Cocca a scuola e raccontò tutto alla maestra prima e alla direttrice poi.
I due prepotenti vennero puniti.
Dovettero impegnarsi a restituire tutto ciò di cui si erano ingiustamente impadroniti.
E non fu sufficiente.
Dovettero dimostrare il loro pentimento in modo vero e pratico.
Ogni mattina arrivavano a scuola mezz’ora prima degli altri alunni per aiutare di volta in volta i bidelli a riordinare le aule e a preparare il materiale scolastico necessario per il buon funzionamento delle lezioni.
Riscoprirono il fatto che il verbo “voglio” non esiste, che la prepotenza è un male, che la scuola è il luogo in cui i ragazzi si misurano per essere migliori.
Cocca, l’eroina che aveva avuto il coraggio di dire la verità, continuò la sua vita di brava bambina, stimata da tutti per il suo coraggio e la sua onestà.
Era felice, perché con il suo esempio tanti bambini si erano liberati da un incubo, mentre altri due, Martino e Giovanni, avevano scoperto la bellezza di tornare ad essere semplicemente normali.
A conclusione di questo racconto, ricordo anche a te, che stai leggendo, che essere educati e buoni è una conquista e non una debolezza.
Per questo motivo, se incontri un prepotente, fatti coraggio, non startene zitto: racconta tutto alla mamma o alla maestra che ti aiuteranno senz’altro a trovare la soluzione.